Molte persone che intraprendono un percorso di psicoterapia arrivano con un problema apparentemente semplice: non riescono a fare le cose. Non riescono a parlare in pubblico, a chiedere un aumento, a sostenere un esame, o semplicemente a tollerare la sensazione di incertezza.
Spesso, alla base di questa “non azione”, c’è un potente meccanismo psicologico chiamato Evitamento. Non è un semplice rimandare; è una strategia, quasi un riflesso, che la mente sviluppa per proteggersi da esperienze interne (emozioni, pensieri, sensazioni corporee) percepite come minacciose o intollerabili.
1. Cos’è l’Evitamento Psicologico?
L’evitamento è un meccanismo di coping (strategia di adattamento) che mira a ridurre o eliminare il contatto con stimoli, situazioni o stati interni che potrebbero scatenare ansia, paura, vergogna o dolore.
Inizialmente, l’evitamento è funzionale: se evito il buio, non sento paura. Se evito di pensare a una persona che mi ha ferito, non sento tristezza. Il problema è che, a lungo termine, questo meccanismo mantiene e alimenta il disagio stesso, creando un vero e proprio circolo vizioso.
La Trappola dell’Evitamento
Si crea un ciclo costante e auto-alimentante:
- Stimolo Scatenante: (es. Pensare di dover parlare in una riunione).
- Aumento dell’Ansia/Disagio: (es. Palpitazioni, pensieri di fallimento).
- Messa in Atto dell’Evitamento: (es. Fingere un malore per non partecipare o prepararsi ossessivamente).
- Sollievo Temporaneo: (L’ansia si abbassa subito). Questo sollievo rinforza il comportamento di evitamento, rendendolo più probabile in futuro.
- Costo a Lungo Termine: (Mancata crescita professionale, paura confermata di non essere in grado).
2. Le Due Facce dell’Evitamento nella Popolazione Clinica
L’evitamento si manifesta in due forme principali che riguardano l’esperienza interiore e l’interazione con il mondo esterno.
A. Evitamento Comportamentale (Esterno)
Riguarda l’azione di non fare o allontanarsi da situazioni specifiche:
- Agorafobia/Disturbi di Panico: Evitare luoghi affollati, mezzi pubblici o spazi aperti dove si teme possa scatenarsi un attacco di panico.
- Fobie Specifiche: Evitare oggetti (es. aghi, ragni) o situazioni (es. volare, guidare in autostrada).
- Ansia Sociale: Evitare feste, appuntamenti, telefonate o interazioni sociali, anche se desiderate.
- Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): Evitare oggetti o situazioni percepite come sporche o contaminanti.
B. Evitamento Cognitivo ed Emotivo (Interno)
Riguarda il tentativo di controllare o sopprimere gli stati interni spiacevoli. Questo tipo di evitamento è spesso un elemento trasversale in depressione, ansia generalizzata e traumi.
| Tipo di Evitamento Interno | Esempio Pratico | Conseguenza |
| Soppressione del Pensiero | “Non devo pensare a quanto sono preoccupato.” | L’ansia e i pensieri indesiderati diventano più frequenti (effetto “orso bianco”). |
| Evitamento Emotivo | “Devo distrarmi e non sentire questa tristezza/rabbia.” | Si ricorre a coping disfunzionali: abbuffate, alcol, droghe, binge-watching di serie TV. |
| Rimuginio (Rumination) | Passare ore a ripensare al passato o a “analizzare” i propri errori per “prevenire” il disagio futuro. | Si evita di affrontare il presente o di agire, rimanendo bloccati nell’analisi paralizzante. |
| Auto-Critica Eccessiva | Criticarsi duramente (“Sono stupido”, “Non ce la farò mai”). | L’auto-critica agisce da evitamento, offrendo un’illusoria forma di controllo sul potenziale fallimento. |
3. Lavorare sull’Evitamento in Psicoterapia
L’obiettivo della psicoterapia non è eliminare l’ansia o le emozioni spiacevoli (cosa impossibile), ma ridurre la necessità di evitarle.
1. Consapevolezza e Riconoscimento (Mindfulness)
Il primo passo è smascherare l’evitamento. Si impara a notare i pensieri e le sensazioni spiacevoli senza reagire automaticamente con l’evitamento.
Esempio: Riconoscere l’impulso di spegnere il telefono per non rispondere, anziché spegnerlo e basta.
2. Esposizione Graduale
Tecnica fondamentale, soprattutto negli approcci Cognitivo-Comportamentali (TCC) e Dialettico Comportamentali (DBT). Consiste nell’affrontare le situazioni temute o tollerare le sensazioni temute in modo lento e sistematico.
- Si crea una gerarchia della paura, iniziando dallo stimolo meno ansiogeno per arrivare progressivamente a quello più temuto.
- Questo processo insegna al cervello che l’ansia, per quanto intensa, è limitata nel tempo e che la situazione temuta non porta necessariamente alla catastrofe attesa.
3. Accettazione Emotiva Radicale
Quando l’evitamento è soprattutto emotivo, si lavora sull’Accettazione Radicale (sviluppata in terapie di terza generazione come l’ACT e la DBT). Si tratta di smettere di “fare la guerra” alle proprie emozioni.
Concetto Chiave: Il problema non è la tristezza, ma la lotta per non sentirla. L’accettazione non significa rassegnazione, ma riconoscere che l’emozione spiacevole è qui ora e orientare le proprie azioni in base ai propri valori, anche in sua presenza.
📚 Riferimenti Bibliografici per Approfondimento
Il concetto di evitamento è centrale in diversi modelli psicoterapeutici evidence-based.
- Hayes, S. C., Strosahl, K. D., & Wilson, K. G. (2011). Acceptance and Commitment Therapy: The Process and Practice of Mindful Change (2nd ed.). Guilford Press.
- Rilevanza: Fondamentale per la comprensione dell’Evitamento Esperienziale (tentativo di sopprimere i pensieri, emozioni e sensazioni interne) come radice della psicopatologia.
- Beck, A. T., Emery, G., & Greenberg, R. L. (2005). Anxiety Disorders and Phobias: A Cognitive Perspective. Basic Books.
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