Se ti è capitato di dondolare la gamba mentre sei seduto, di giocherellare con la penna in mano o di alzarti per fare due passi durante una telefonata, non sei solo. Questo comportamento, noto come fidgeting o in italiano “irrequietezza motoria”, non è solo un’abitudine nervosa: è spesso un meccanismo complesso che il tuo cervello utilizza per regolare l’attenzione e gestire l’energia emotiva.
Ma perché alcune persone hanno un bisogno quasi costante di muoversi? E cosa rivela questa irrequietezza sulla tua psiche?
1. Il Fidgeting come Termostato Emotivo
Dal punto di vista della psicoterapia, l’irrequietezza non è casuale, ma è una forma di autostimolazione che funge da termometro o termostato interno per il sistema nervoso.
Quando il corpo cerca l’attivazione (Arousal insufficiente):
Per le persone con un’attenzione facilmente distraibile (ad esempio, quelle con sintomi di ADHD non diagnosticati o sottovalutati), il cervello necessita di una stimolazione costante per rimanere “acceso” e focalizzato sui compiti noiosi o statici (come una riunione o lo studio).
- La Funzione: Il movimento leggero (es. tamburellare con le dita) fornisce quel piccolo input sensoriale in più che impedisce alla mente di divagare completamente. In questo senso, il fidgeting non distrae, aiuta a concentrarsi.
Quando il corpo cerca di scaricare (Arousal eccessivo):
Nella maggior parte dei casi, l’irrequietezza è un modo per scaricare l’eccesso di energia nervosa generata da emozioni forti.
- Ansia e Stress: Sentimenti di ansia, stress o frustrazione aumentano il livello di cortisolo e adrenalina. Il corpo, programmato per la “lotta o fuga”, non potendo scappare da una scadenza, converte quell’energia in movimenti ripetitivi e involontari. Il movimento aiuta a dissipare l’eccesso di ormoni dello stress, riportando il sistema a uno stato di equilibrio (omeostasi).
2. Irrequietezza e i Circuiti Neuropsicologici
Studi di neuroscienze suggeriscono che il movimento ripetitivo impegna parti del cervello legate alla pianificazione e al controllo motorio (come i gangli della base). Quando siamo stressati o sotto pressione cognitiva, il nostro cervello “lavora troppo”. Il fidgeting può aiutare a:
- Impegnare la corteccia motoria: Tenere una parte del cervello leggermente occupata in un compito motorio ripetitivo e non impegnativo libera risorse cognitive per l’attività principale (es. ascoltare, ragionare).
- Rilascio di dopamina: Per alcune persone, i piccoli movimenti auto-stimolanti possono innescare un minimo rilascio di dopamina, aiutando a sentirsi più vigili e meno annoiati o apatici.
3. È un problema? Come si interviene in terapia?
La domanda fondamentale è: il tuo fidgeting interferisce con la tua vita? Se i tuoi movimenti sono così evidenti da infastidire gli altri, se ti causano dolore fisico (es. digrignamento dei denti) o se ti impediscono di portare a termine i compiti, allora potrebbe essere utile affrontarli.
In un contesto psicoterapeutico, l’irrequietezza viene trattata non come un vizio da eliminare, ma come un sintomo da interpretare.
Strategie Terapeutiche e Comportamentali
- Identificazione del Trigger: Il primo passo è riconoscere cosa scatena l’irrequietezza. È l’attesa? La paura del giudizio? L’eccessiva stanchezza? Capire il perché del movimento è cruciale.
- Regolazione Emotiva (Mindfulness): Tecniche di mindfulness aiutano a radicarsi nel momento presente, riconoscendo l’impulso al movimento non come un comando da seguire, ma come una sensazione da osservare. L’obiettivo non è sopprimere, ma scegliere.
- Canalizzazione: gli strumenti di Fidgeting: Invece di combattere il bisogno di muoversi, lo si può canalizzare. L’uso consapevole di fidget toys, stress balls o anelli tattili consente di soddisfare l’impulso motorio in modo discreto ed efficace, senza disperdere l’energia in movimenti caotici.
- Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): Se l’irrequietezza è guidata dall’ansia sociale o da pensieri automatici negativi, la CBT aiuta a ristrutturare tali schemi di pensiero, riducendo alla fonte la necessità di scaricare la tensione attraverso il corpo.
Il tuo corpo si muove perché sta cercando un modo per dirti qualcosa o per aiutarti a far fronte a qualcosa. Capire questo messaggio è il primo passo verso una serenità più stabile e meno agitata.
riferimenti bibliografici:
Sarver, D. E., Rapport, M. D., Kofler, M. J., Raiker, J. S., & Friedman, L. M. (2015). Hyperactivity in ADHD: Impairing deficit or compensatory mechanism? Clinical Psychology Review, 40, 177-189.
Kofler, M. J., Rapport, M. D., Sarver, D. E., Raiker, J. S., & Friedman, L. M. (2013). Working memory and the activation of attention in ADHD: Enhanced performance with stimulatory input. Journal of Abnormal Child Psychology, 41(7), 1109-1123.
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